ESTASI, VILLAGGIO SANTA ROSALIA – PALERMO 2026
A Palermo l’immagine di Santa Rosalia attraversa il tempo, cambia significato e si trasforma insieme alla città. È una presenza che appartiene alla dimensione religiosa, ma anche a quella popolare, culturale e persino affettiva; ancora di più oggi accompagna le lotte per l’emancipazione delle donne in una società che le vuole ancora asservite.
In quest’opera la figura di Rosalía entra in dialogo con quella della Santuzza. Nel suo percorso artistico riconosco una forma di sincretismo che ritrovo anche nella storia di Palermo: una continua contaminazione di linguaggi, culture e identità differenti. Il fondo oro richiama il misticismo dell’iconografia sacra, mentre il decoro ispirato alle luminarie del Festino appartiene a quella devozione popolare che da sempre caratterizza Palermo. Il titolo dell’opera prende spunto dal brano Focu Ranni. In quel verso — “mi jittaiu nta lu nenti pi nun pèrdiri a libbirta’” (“mi sono gettata nel vuoto per non perdere la libertà”) — ritrovo una tensione che appartiene tanto alla ricerca artistica di Rosalía quanto alla figura di Santa Rosalia: l’idea di un attraversamento, di una trasformazione necessaria per continuare a coltivare la propria libertà.
Foto di vedipalermo
